God for a day
Tra il fischio ed il rauco, col petto infiammato in iperventilazione, cercando di annaspare verso il prossimo respiro, cercando di annaspare verso il mondo. Quando ‘l fischio si cheta e’l respiro non muore e naso-bocca-naso-bocca, mano sul diaframma per controllare inspiro e durata, quando susseguente l’oblio che sonno non è ma collasso all’antico mondo, senza sogni, senza incubi. Ecco infine giungere col sole il rumore del mattino e l’affacciassi sulla valle di timidi raggi, di deboli spiriti, fantasmi di sole. Tu c’avresti dovuto badare al mio corpo morente, scosso dai tremiti, gemente e piangente, tu che t’eri voltato di spalle promettendo amore eterno, tu hai sputato veleno accartocciando il mio cuore come di un vecchio giornale. Ah, tu caino, giuda, traditore al più puro dei sentimenti, che puro s’intende per parafrasi sicché esso, per antonomasia, abita nell’adulto, che oramai di puro ed illibato nulla ha più. Sentimento corrotto, abominio, bestemmia al mio nome, et tu quoque. Ah, germinando dal seme dello sperma malato di tuo padre ed esso ancora prima di te, sta alla tua generazione sporcare, infangare, zozzare il mio pianeta, casa, luogo di culto. Sicché al Creatore non è permesso il diretto intervento nelle umane faccende, intercedo per mezzo di altri eppure il mio cuore duole ad ogni tuo rifiuto. Stai uccidendo Dio con le tue mani, stai strangolando il Portatore di Luce, stai annichilendo l’Altissimo.
L’umana vanità, carnevalesca fiera, mercato di carni appese, inquinate, putride, al grido “mirami, toccami, comprami” per una carezza in più, per un bacio in più, per un corpo in più. Non per questo creai la terra, non per questo creai l’uomo, non per questo mandai la mia parola contro i falsi miti, contro i falsi dei, contro gl’idoli in oro e smalto ma giocando ad essere me avete rinnegato il mio nome per sostituirlo; legandovi in un gioco ben peggiore perché senza regole.






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