Boudoir di morte.

Sciacallaggio mediatico sempre all’ordine del giorno, pornografia thanatoria ma questo è per il clout. Il giornalismo si fonde con il morboso piacere per il macabro, lasciandosi alle spalle la condivisione del dolore. Come diceva Hobbes: homo homini lupus, homo homini deus. Senza riprendere le sue istanze sul ruolo dello stato di natura, soffermiamoci solo sul concetto di egoismo, individualismo, solipsismo. L’uomo è lupo di altri uomini e dio di se stesso perché nella tragedia della morte il primo pensiero vola al sé, alle implicazioni che essa ha su di noi, sulle nostre vite, su come possiamo raccontare, narrare, rendere partecipi gli altri al grido di “io c’ero”, perché siamo presenti tutti finché la nostra mente ed il nostro animo sono distaccati.

Abbiamo sempre vissuto affiancati da tragedie, morti improvvise, inspiegabili, inaspettate, dolorose, violente. Malattie e guerre e carestie, a peste, fame et bello libera nos Domine. Chiudendoci in un oblio sacrale, condannando coloro che non si conformano e cercano la via, la verità e la vita in altre strade, altri modi, altri mondi. Sacrificio ecclesiastico per coloro che ridevano del tuo dolore, sbeffeggiato in pubblica piazza ma ora sei solo una voce nel coro, uno tra mille, nessuno per tutti.

Ad un naufragio risponde la guardia costiera, ad una protesta si alzano manganelli e ad un deragliamento si accusa il progresso della scienza.

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• MayVe •

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