Non è (solo) la mia ira.

Ieri sera eravamo al bar. Calice di vino, taccuino e ira.
Al nostro fianco una coppia parla col cameriere, questi dice che si sarebbe sposato a breve ma essendo molto riservato lo sanno in quattro. “Congratulazioni” dico. Lui coglie la palla al balzo, “Visto? Lei non lo sapeva e ci conosciamo da dieci anni”.

Torno al mio lavoro, le mie ricerche guidate da risentimento, permalosità e ariete in Marte. Papers su papers raccogliendo specifiche informazioni per screditare T’hy’la, che aveva provato ad accusare alle mie posizioni l’invalidità di credenze basate sulla trasmissione virale di contenuti per piattaforme social. Quindi, venerdì sera, vino bianco fermo, taccuino, ira e ricerche focalizzate con death metal nelle cuffie. La coppia torna a parlare con me, “Sei proprio bella” dice lei, “Potresti essere mia figlia.” Probabile, rispondo io, mia madre ha cinquantadue anni. “Io cinquantaquattro, sei proprio bella, se avessimo avuto una figlia sicuro sarebbe venuta come te.” Osservo la coppia, lui alto e pelato, lei media statura con ricci capelli corvini. Penso al padre mio, nonostante gli sporadici contatti solo fino alla mia maggiore età, so che ha ancora la tipica folta chioma scura che accomuna coloro di discendenza asiatica. Penso a mia madre, efelidi, capelli biondi e occhi azzurri. Penso a Mendel, alle leggi della genetica, al mio DNA fatto dai tanti piccoli geni di coloro che vennero prima di me. “Sei proprio bella”, mi pagano il calice di pinot e ci scambiamo i numeri con la promessa di ripetizioni per il figlio.

Non torno a casa, mi sposto in un altro bar con altri amici e ritrovo Annalisa dopo quasi un lustro. Annalisa sempre bella, sempre sovversiva, sempre più incazzata con un sistema che l’ha accusata anziché proteggerla contro le violenze subite. Annalisa che occupa edifici, Annalisa che va in festa a fare da fata madrina, Annalisa che come me cerca di rompere lo schema ancestrale inscritto in ogni donna, perché il nostro dolore è il dolore di chi c’era prima e sarà il dolore di chi verrà dopo. Né Dio né Patria né Marito. Perché anche il più fragile degli uomini gode del privilegio di non appartenere al secondo sesso, al sesso debole, al genere di coloro che vengono relegati ai compiti di cura. Né Dio né Patria né Marito. Tu donna puoi essere incazzata ma solo rispettando le linee guida della brava femminista, urla ma non troppo, protesta se vuoi ma continua ad occuparti della casa, strepita e tagliati i capelli e indossa i pantaloni ma ricorda che non sei una vera donna finché non avrai figli. Né Dio né Patria né Marito. La solidarietà femminile esiste e gli uomini tremano e ne hanno paura perché sanno di essere sacrificabili, basando la loro egemonia solo sulla mera forza fisica “non ci sono donne in questo campo” dicono a mo’ di giustifica per mantenere quel piccolo tetto di cristallo sotto il quale si sentono al sicuro. No, non ci sono perché perseguitate, molestate, ammesse a concorsi dove a parità di punteggio si predilige l’uomo. “Personne n’est plus arrogant envers les femmes, plus agressif ou méprisant, qu’un homme inquiet pour sa virilité” 1 scriveva Simone de Beauvoir ne Le Deuxième Sex. E se davvero così non fosse, perché nelle violenze la vittima donna viene sempre rappresentata come una Salomé che sapeva bene a cosa andava incontro? Perché all’uomo che perpetua violenza viene concesso il beneficio del dubbio? Del raptus? Della donna cattiva che l’ha portato a compiere atrocità? Della donna seduttrice che l’ha obbligato a compiere violenza in quanto oramai soggetto agli impulsi animali che valgono solo per giustificare l’innocenza nelle violenze perché egli è mosso dall’istinto, ma dove questo spirito animale rende gli uomini più capaci, preferibile per i lavori d’intelletto, seguendo questa logica d’istinti sarebbe meglio, sia per tutela loro che nostra, lasciarli ad automatici lavori manuali.

Eppure l’emotività dell’uomo lo rende forte mentre quella della donna la rende debole e inadatta.

  1. “Nessuno è più arrogante nei confronti delle donne, più aggressivo o sprezzante di un uomo preoccupato per la sua virilità”. ↩︎

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• MayVe •

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