Scrivere, scrivere, oh madre mia! Lascia che la penna mi laceri l’anima come Fontana le tele. Dicono che per scrivere uno non si debba sforzare, che le parole debbano fluire dirompenti come un fiume in piena, sentire la smania di raccontare, le mani prudere dal bisogno di muoversi, la mente formicolare verso la composizione. Parole, parole, oh padre mio! Senti la punta graffiare la carta, non più inchiostro e pergamena ma crystal bic e post-it. Passano i secoli, mutano gli animi ma per coloro che si dice nascano con un talento, altro non s’appresta lor fare se non attendere di cogliere i frutti del seminato. A catechismo raccontarono di Gesù, della parabola dei talenti che all’epoca erano monete d’oro e di come di due servitori, l’unico sveglio, fu quello che investì i talenti e non quello che li conservò sotto terra. Chissà cos’avrebbe pensato il Redentore delle cryptovalute. La parabola dell’uomo che voleva toccale le stelle: ascesa e declino dell’attuale proprietario del ex-social cinguettante. Ave Mater, penitenti a te rivolgiamo l’ultimo saluto. Scrivere, parlare, dire, fare, baciare, lettera e testamento. Pentimento, che succede se giocando il figlio dell’avvocato sceglie di lasciar tutto alla Curia? Si dedica l’intervallo al calcolo della legittima? Signora, Marco ha otto anni ed un forte interesse per la legslatura, non potrebbe giocare ad acchiapparello come gli altri? Signora, mi dica l’ultima volta che ha usato la matematica delle superiori nel suo lavoro, io ieri. Con Marco, suo figlio. Signora, il suo primogenito ora fa la ragioneria, non crede ci sia un collegamento? Una predisposizione ambientale, familiare… Che lavoro facevano i suoi? Ah, suo padre lavorava al CERN e sua madre era fisico teorico prima delle gravidanze? Signora, lei realmente vuole dirmi che non crede ci sia una correlazione? Anche minima s’intente… E gli altri nonni che facevano? Architetto e contabile. Signora, Marco un giorno s’è fatto una parrucca di boccoli di carta e indossando una tunica nera vagava per la scuola picchiando i muri con un martello di gomma. Signora…






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