Enrico Prosperi, medico chirurgo e psicologo clinico, con voce calma trasudante competenza e dizione, presenta un breve intervento sulle problematiche legate all’obesità pediatrica. La Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11) definisce l’obesità come “una malattia cronica complessa definita da un’eccessiva adiposità che può compromettere la salute. Si tratta nella maggior parte dei casi di una malattia multifattoriale dovuta ad ambienti obesogenici, fattori psicosociali e varianti genetiche. In un sottogruppo di pazienti possono essere identificati singoli fattori eziologici maggiori […]. L’indice di massa corporea (BMI) è un marker surrogato di adiposità calcolato come peso (kg)/altezza2. Le categorie di BMI per definire il sovrappeso variano in base all’età e al sesso nei neonati, nei bambini e negli adolescenti”.
L’argomento preso in oggetto dal dottor Prosperi ricade nella sfera di quei disturbi multifattoriali e incompresi, tutt’oggi affetti da grande stigma, indicando la necessità di interventi mirati ad arginare le conseguenze negative sul soggetto. L’obesità infantile, fulcro del suo discorso, si presenta con un quadro sintomatologico composto da più fattori distinti ma sovrapponibili. Prendendo in esame l’ambiente obesogenico, questi può venir incentivato dalla genetica, dallo sviluppo endocrino e, indubbiamente, dallo stile di vita e dalla cultura intra-familiare. L’attuale narrazione in merito le principali cause dell’obesità pediatrica, riferisce come fattori scatenanti il cibo spazzatura e il tempo eccessivo passato davanti a schermi.
La scarsa educazione al valore dell’attività fisica si presenta come un fattore promotore di questa problematica, tant’è che gli interventi da mettere in atto necessitano un focus a sostegno della diminuzione della narrazione negativa, la quale considera il soggetto affetto da obesità come pigro e poco volenteroso. Questo etichettamento, riscontrato soprattutto da parte di specialisti della salute ed insegnanti, specialmente in riferimento alla demografica pre-adolescenziale, ovvero tra i 3 e i 13 anni, comporta un’internalizzazione dello stigma maggiore che nel soggetto adulto. Questa valutazione negativa, quando interiorizzata, può comportare nel lungo termine la messa in atto di comportamenti alimentari negativi volti al controllo di una situazione per la quale non sono state fornite le risorse necessarie per una gestione corretta del peso psicologico della malattia.
In riferimento all’obesità pediatrica, bisogna considerare quindi la multifattorialità della malattia ove, se mancante della componente genetica, essa si pone come risultanza dello stile di vita, il quale può venir cambiato tramite interventi di supporto e di sostegno al bambino e alla famiglia, istruendoli all’educazione alimentare e promuovendo uno stile di vita sano, insegnando le competenze necessarie al fine di ridurre i rischi che l’obesità comporta nei soggetti affetti con l’avanzare dell’età. Major e collaboratori (2012), in uno studio fatto sulla percezione del peso corporeo nelle donne adulte, avevano riscontrato un abbassamento volontario della performance da parte di persone clinicamente obese, col fine di categorizzarsi nello stereotipo.
A tal proposito la poesia “Fat Girl” di Megan Falley, presentata a Oakland nel 2014, presenta una rivisitazione di quelli che sono i concetti associati allo stigma dell’obesità in età evolutiva, specialmente riferiti alle problematiche di auto oggettificazione ed internalizzazione dello stigma da parte della fascia presa in esame. La poesia della Falley presenta, con la brutalità dello stile caratteristico della slam poetry, una richiesta di normalizzazione del corpo e di accettazione di aspettative discordanti sulla realtà, dove le credenze errate sull’obesità portano ad un paragone estremo con i disturbi del comportamento alimentare (DCA) caratterizzati da un basso indice di massa corporea: “bad bulimic, binge and no purge / can’t even throw-up right”.
Gli interventi finalizzati alla riduzione di questo stigma, tornano ad essere il punto focale dell’intervento del dottor Prosperi, in quanto egli spiega come l’obesità pediatrica spesso venga interpretata dalla società come colpa dell’individuo. Il bambino affetto da obesità diviene oggetto di scherno e derisione da parte dei compagni, che consegue nello sviluppo di una bassa autostima che può comportare la messa in atto di condotte alimentari negative come lo sviluppo di binge eating disorder e emotional eating, causati dallo stress.
Lo studio di Zuba e Warschburger (2017) ha dimostrato un incremento dell’indice di massa corporea in bambini ed adolescenti negli otto anni successivi ad episodi di bullismo per il peso. Gli interventi mirati necessari per la sensibilizzazione sullo stigma legato all’obesità in età evolutiva e le sue implicazioni successive, devono comprendere non solo i sopraccitati interventi con scopo di miglioria alimentare, ma soprattutto aumentare la consapevolezza sia nei soggetti affetti da obesità, che una sensibilizzazione della popolazione sul tema. Inoltre, l’uso di forme d’arte ai fini di sensibilizzazione può essere trovato nella pittura, come i quadri di Botero, ad esempio “Tango” (2010) e “A couple” (1999), i quali mostrano coppie dalle forme pingui ma felici, oppure usando la musica come medium per comunicare il dolore dell’accettazione del ruolo imposto dalla società, tramite la canalizzazione nei binari degli stereotipi televisivi e cinematografici, come la canzone “Fat funny friend” di Maddie Zahm (2022).
L’intervento del dottor Prosperi termina con la visione di un video, prodotto in collaborazione con SIET, Società Italiana Educazione Terapeutica, dal titolo “Stop allo stigma”, che brevemente espone il disagio e l’inadeguatezza che lo stigma comporta, invitando gli spettatori a divenire parte attiva nel cambiamento: “un piccolo gesto può fare molto”.
Immagine copertina: Fernando Botero
Brener, N. D., Billy, J. O. G., & Grady, W. R. (2003). Assessment of factors affecting the validity of self-reported health-risk behavior among adolescents: evidence from the scientific literature. Journal of Adolescent Health, 33(6), 436–457.
Falley M. (2014). Fat girl. Performing at NPS, Oakland, CA (USA).
Nolan, L. J., & Eshleman, A. (2016). Paved with good intentions: Paradoxical eating responses to weight stigma. Appetite, 102, 15–24.
Puhl, R. M., & Lessard, L. M. (2020). Weight stigma in Youth: Prevalence, consequences, and considerations for clinical practice. Current Obesity Reports, 9(4), 402–411.
Zabinski, M. F., Saelens, B. E., Stein, R. I., Hayden-Wade, H. A., & Wilfley, D. E. (2003). Overweight children’s barriers to and support for physical activity. Obesity Research, 11(2), 238–246.
Zuba, A., & Warschburger, P. (2017). The role of weight teasing and weight bias internalization in psychological functioning: a prospective study among school-aged children. European Child & Adolescent Psychiatry, 26(10), 1245–1255.






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