Prima di (ri)pensare pensa…

…perché pensieri troppo pensati possono portare parecchi problemi

TEDxLerici: “Pensare meno, pensare meglio

Il pensiero ruminante, il tarlo che impedisce l’effluvio del pensiero.

In circa un quarto d’ora (o quart d’heure che ricorda il nome della crème glacée) la dottoressa Sandra Sassaroli illustra il concetto di rimuginio, intendendo con esso un tipo specifico di pensiero, caratterizzato da astrazione, perseveranza e verbalità, ovviamente con connotazione negativa. Okay, detto tutto e detto niente, andiamo con ordine.

Il rimuginio può essere considerarlo come una specie di pensiero autistico — ego-centrato — che influisce negativamente sugli aspetti interiori dei processi cognitivi e psichici dell’individuo. Il rimugino, o pensiero ruminante, fu oggetto di studio in correlazione con l’insonnia, successivamente approfondito dalla ricerca in relazione l’emozione dell’ira; nello scenario italiano lo vediamo protagonista di studi incentrati sui disturbi del comportamento alimentare (DCA). Il pensiero ruminante, fortemente caratterizzato dalla ciclicità e persistenza delle idee, ha la caratteristica di essere verbale nel senso di intendere un discorso interiore [con accezione sociologica alla Archer] di carattere negativo.

La dottoressa Sassaroli prosegue esplicitando i danni che il rimugino causa nella persona, incisivo l’indebolimento delle grandi arterie del cuore, che possono risultare in diverse problematiche fisiche per la salute, come infarti e accidenti cerebrovascolari (ictus). In letteratura possiamo trovare correlazioni tra diversi tipi di pensiero circolare1 come il pensiero ridondante, il rimugino, e disturbi da somatizzazione. E’ interessante notare come questi tipi di pensieri fissi, studiati sì su soggetti che già presentano un qualche tipo di disturbo, come l’insonnia o un DCA, siano riscontrabili anche nel quotidiano di soggetti che non presentano patologie, in quanto questo tipo di effluvio negativo di coscienza risulta come un comportamento appreso in seguito alla socializzazione secondaria, dove “l’essere un po’ filosofo” — quindi pensare intensamente alla ricerca di una soluzione, nonostante non abbia realmente l’effetto positivo e benefico che si presume — viene largamente consigliato, suggerito e normalizzato. Questa normalizzazione del pensiero rimuginante controllato si trova anche in prodotti per bambini, come il tronco pensatore di Winnie the Pooh, dove l’orsetto di reca appunto per rimuginare sulle situazioni. Ne consegue che, in situazioni particolari e/o di necessità, la persona sia in grado di dedicarsi in modo controllato al rimugino. In questo caso, dove soggetti che non presentano le condizioni necessarie affinché esso diventi patologico, l’effetto negativo sulla performance delle attività quotidiane permane ma giustificato tramite il concetto di illusione di controllo, in quanto la persona pensa realmente di avere padronanza su questo tipo di pensiero.

Il rimugino comporta, quanto associato ad una condizione preesistente di disagio interiore, effetti deleteri su processi cognitivi del soggetto. Il rimugino intacca le funzioni cerebrali superiori proprio come conseguenza del suo essere negativo, verbale e ripetitivo, come un rumore di sfondo che non si riesce ad isolare; questo impedisce il buon proseguimento della vita quotidiana in quanto il focus attentivo subisce uno shift dal compito all’oggetto del rimugino. Un concetto simile era stato proposto negli anni ’60 da Singer e Antrobus in riferimento al concetto di “mind wandering”, ovvero di vagabondaggio mentale. Proprio come il mind wandering, anche il rimugino nasce in modo spontaneo e solitamente fuori dal controllo della persona. Esso può venir letto attraverso le lenti dell’impairment delle funzioni cognitive superiori, ad esempio il linguaggio e la memoria. Pensando ad un soggetto in età scolare, in esso si può notare come il rimugino porti l’attenzione a divagare, impattando negativamente sui processi di apprendimento. Essendo caratterizzato da emozioni principalmente negative, il rimugino, in determinate fasce d’età impatta enormemente sullo sviluppo delle competenze necessarie alla creazione successivamente dell’identità adulta. Pensando invece ad un soggetto già adulto affetto da rimugino, si può notare come questo vada ad impattare negativamente sui processi comunicativi; ad esempio, nel momento in cui il soggetto in questione è occupato a rimuginare, l’attenzione cala, sia quella rivolta al sé (necessaria per l’auto-preservazione), che quella rivolta all’ambiente. La comunicazione con l’altro ne risente, mancando l’attenzione da parte di uno dei soggetti coinvolti, l’intenzione comunicativa reciproca viene a mancare, impattando a livello emotivo negativo anche l’altro.

Quindi come possiamo risolvere il pensare troppo? Il pensare a cerchio? Il pensare su un pensiero che positivo non è? Al momento non abbiamo a disposizione una risposta univoca. La dottoressa Sassaroli suggerisce, per i soggetti ruminanti ansiosi, di darsi una finestra temporale da dedicare al rimugino, proprio per rendere questo processo incontrollato, controllabile. Per quanto concerne la terapia, si hanno avuto riscontri positivi con la terapia comportamentale, volta all’insegnamento della gestione di quella che, nel soggetto affetto, è una necessità.

Altri piccoli trucchi sulla gestione della para-ansia-pensosa si dispiegno nel campo del benessere psicofisico e ovviamente il primo riguarda la respirazione: provare a controllare il bisogno di controllo con la regolazione meccanica di ossigeno e sangue (se calmi il respiro, calmi il cuore; se calmi il cuore, calmi l’afflusso di tutto al cervello). Uscire a fare due passi o fare due passi in casa anche se è funzionale solo fino ad una certa, il nostro corpo vuole sentire il bacio del sole sulla pelle [con la protezione solare!] almeno per una decina di minuti. Una dieta varia, che comprenda tutti i gruppi alimentari, dai carboidrati ai grassi buoni ma sopratutto verdure! Mangiate la vostra acqua che spesso non ci sentiamo a nostro agio semplicemente perché necessitiamo idratazione.

Infine i classici: limitare il consumo di sostanze, di alcolici, di caffeina e altri stimolanti, le notti in bianco, il ketchup sulle mezzepenne, il ghosting, guidare senza cintura, gettare le foglie secche nel giardino del vicino, fermarsi davanti le porte dei mezzi pubblici per essere in pole position per entrare a discapito di quelli che devono scendere ma soprattuto mai bloccarsi tenendo la sinistra sulle scale mobili che Milano non è Tokyo e questo lo sa anche BabyK.

  1. Come lo chiava Ned Vizzini in “It’s Kind of A Funny Story“, tradotto con l’infame titolo di “Mi ammazzo per il resto tutto okay” che fortunatamente cambiarono poco dopo l’uscita del film adattondolo con “Cinque giorni fuori” ↩︎

Antrobus, J.S., Singer, J.L., Goldstein, S.G., & Fortgang, M. (1970). Section of Psychology: MINDWANDERING AND COGNITIVE STRUCTURE*, †. Transactions of the New York Academy of Sciences32 (2 Series II), 242–252. 

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• MayVe •

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