Bollatura, marchio! Già nell’Antica Grecia la parola “stigma” era connotata da un pesante significato, mentre anticamente questi aveva però un’accezione prettamente fisica, oggi lo stigma, anche se meno visibile, resta altrettanto doloroso per chi ne subisce le ripercussioni. Lo stigma si figura partecipe in quella seria di comportamenti, più o meno consci, che un individuo mette in atto nei confronti di un altro che percepisce o ritiene diverso, inferiore. Lo stigma si concretizza nel pregiudizio, alberga nell’ignoranza e naviga nello stereotipo. Goffman (1963) identifica lo stigma come un discredito sociale permanente, che ingloba l’individuo e ne prende il controllo sull’immaginario collettivo, annullandone i tratti positivi. Con lo scopo di proteggersi dal diverso, dal deviante, la società si è adoperata nei corso dei secoli verso la ricerca di tecniche di segregazione e reclusione sempre più umane, come le istituzioni di accoglienza psichiatrica a tal proposito, Eugenio Tanzi (1905) sosteneva che “Il manicomio, benché […] istituzione nuova e ispirata a un certo progresso, non aveva funzioni superiori a quelle d’un grandioso smaltitoio. La società vi abbandonava senza rancore, ma anche senza amarezza e senza speranze, tutti quei disgraziati che con le loro stranezze compromettevano la quiete pubblica”.
L’evoluzione a livello tecnologico ha regalato una maggiore conoscenza in campo neuropsicologico sulla genesi e sviluppo di alcune malattie mentali ma non di meno, la persona soggetta allo stigma, viene percepita positivamente solo se accompagnata da un alto grado di funzionamento. Pensiamo a John Nash, economista e matematico americano, affetto da schizofrenia il quale ha subito una forte stigmatizzazione all’interno del suo ambiente, accademico e fortemente competitivo, il cui genio fu comunque riconosciuto grazie alle sue teorizzazioni in campo economico, che hanno permesso un’attribuzione positiva alla sua malattia. Il pregiudizio che soggiace allo stigma, viene alimentato anche dai media. Prodotti cinematografici e televisivi, come Rain Man o The Good Doctor, rappresentano nei personaggi principali una stereotipizzazione dei tratti che vengono maggiormente associati alla sindrome dello spettro autistico generalmente ad alto funzionamento, caratterizzata da un soggetto verbale e autonomo. In rappresetazioni come quella di Raimond, il focus è sulle abilità, quasi superpoteri, che derivano dalla condizione di neurodivergenza ma raramente vengono mostrati in atteggiamenti che poco si confanno alla narrazione, legando a doppio nodo il soggetto autistico alla condizione di savant. Altresì troviamo questa problematica riversata su altri disturbi dove la rappresentazione mediatica ne romanticizza la visione, come per la serie animata per adulti Bojack Horseman dove il protagonista e altri personaggi ricorrenti presentano sintomi di malattie, spesso diagnosticate, come la depressione. Caso emblematico fu il dibattito creatosi attorno al film Split di M. Night Shyamalan e la rappresentazione in chiave fantascientifica del disturbo da personalità multipla. Opere letterarie, racconti di un passato biografico, come La ragazza interrotta di Susanna Kaysen, narra marginalmente le storie psichiatriche di altre pazienti che orbitano attorno alla figura della protagonista, o La campana di vetro di Sylvia Plath, dove mascherata come Esther l’autrice racconta il tentato suicidio e il successivo ricovero, sono fautori nel mantenere attivo l’incasellamento dei sintomi preponderanti delle malattie mentali prese in esame.
L’Enciclopedia Treccani definisce il benessere come “stato felice di salute, di forze fisiche e morali”. Il benessere psicofisico identifica quindi uno stato di omeostasi, equilibrio, che si può suddividere in tre macro categorie: fisico, mentale e sociale. La prima area, quella del benessere fisico, si va a identificare in tutta quella serie di comportamenti che la persona deve mettere in atto al fine di raggiungere un equilibrio interno che permetta lo svolgersi delle attività quotidiane. In questa si avviluppa la seconda area di interesse, quella del benessere mentale, in quanto questi può venir compromesso anche da uno stile di vita non adeguato e non solo dalla presenza di un disturbo mentale. Infine il benessere sociale riguarda il contorno della vita, le attività sociali intraprese e le persone frequentate nei diversi ambienti della quotidianità.
Il benessere psicofisico diventa rilevante nel suo lato percepito dalla società e dai soggetti coi quali la persona affetta dal disturbo di relaziona. Vi sono malattie alle quali è più semplice assegnare una valutazione del benessere percepito, ad esempio coi disturbi dell’umore o quelli del cluster B, in quanto la componente fisica diviene fondamentale nella gestione dei sintomi. La stigmatizzazione che segue la diagnosi è un altro punto focale che s’interseca con il benessere psicofisico della persona, specialmente in casi di errore diagnostico, in quanto l’attribuzione di determinate caratteristiche alla persona possono generare bias nei membri dell’equipe di cura, nei familiari e nel paziente stesso.
In conclusione possiamo dedurre che per ridurre lo stigma associato alla malattia mentale e aumentare il benessere psicofisico della persona affetta, bisogna progettare e consolidare interventi a scopo conoscitivo sulla malattia in questione, anche con la partecipazione di pazienti affetti, in quando l’esposizione diretta si è rivelata benefica ambo parti; altresì l’insegnamento delle basi dell’attività fisica al fine di garantire un effetto balsamico anche sulla psiche, come dicevano i latini: mens sana in corpore sano.
Immagine copertina: Shawn Cross
Goffman, E. (1969). Stigma: Notes on the Management of Spoiled Identity. Postgraduate Medical Journal, 45(527), 642.
Mann, C. E., & Himelein, M. J. (2008). Putting the person back into psychopathology: an intervention to reduce mental illness stigma in the classroom. Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology, 43(7), 545–551.
Rüsch, N., Todd, A. R., Bodenhausen, G. V., & Corrigan, P. W. (2010). Biogenetic models of psychopathology, implicit guilt, and mental illness stigma. Psychiatry Research, 179(3), 328–332.
Tanzi, E., Lugaro E., Trattato delle malattie mentali, Società editrice Libraria, Milano 1905, p. 723. Sulla figura dello psichiatra Tanzi si veda C. Peccarisi, R. Boeri e A. Salmaggi, Eugenio Tanzi (1856- 1934) and the beginnings of European neurology, in “Journal for the History of Neurosciences”, a. III, n. 3, 1994, pp. 177-85.






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