Sospenderei: anagramma

Sospenderei: anagramma

[storiella scritta il 28.nov.2018]

Colla vocina a grattarti l’osso craniale e martellare le meningi, a ripeterti che non sarai mai abbastanza per essere amato, devi andare in contraddizione col respiro che si mozza e i brividi e le palpitazioni. Abbastanza da accettare che l’occhio vede più di quanto il cervello percepisce, che guardare non è sinonimi coi due, tra vedere e guardare c’è di mezzo il mare, l’oceano e pure la via lattea.

Ricapitoliamo, stai davanti allo specchio che è mattina, la faccia bagnata e l’asciugamano a parte che guardi il tuo riflesso, controlli barba, sopracciglia, quei segni rossi che ti ha lasciato il cuscino anche se un po’ ci speri in una malattia esotica, che sia mai una quarantena colla play e poi la tomba? Un sogno, magari c’avessi ancora dodici anni. Occhi nei tuoi occhi dal freddo vetro laminato, appannato ora che hai aperto l’acqua calda. La lametta, il rasoio, ma ne vale la pena? Fatti crescere i baffi, che ne sanno quelli delle energie che butti ogni mattina prima di chiudere la camicia. Però la Prep ha l’odore che aveva il nonno la domenica, come la pasta al forno e il caffè corretto grappa. Magari giusto un’annusata, ‘na sniffata di nostalgia non guasta. Come quando ti fai le seghe sulla ex dopo una bottiglia di vino e le lacrime su Tg4. L’acido del caffè nello stomaco, che il dottore te lo dice che l’ansia si somatizza nel fisico ma se ti fai una sigaretta vedi che’l sapore di bile scende colla nicotina, al massimo un caffè che può peggiorare la situazione, un succo d’arancia o chessò io, un ginseng. Dicevamo, no, stai in bagno davanti allo specchio e ti chiedi come fare perché stai aspettando il 31 per calarti l’acido e lanciarti dal tetto ma che ci ripensi spesso per quel libro che hai letto, ‘sti stronzi che si vogliono ammazzare e stan tutti sullo stesso tetto a convincersi a non farlo, ‘sti stronzi. Si trovano pure l’anno dopo a fare la “rimpatriata”, stronzi. No, niente tetto. Sotto il treno, che con Trenitalia se ti vuoi ammazzare oggi finisci per morire di vecchiaia, fanculo. Ci sono gli psicofarmaci avanzati nel cassetto, sotto i preservativi. Immagina: ‘na bella scopata e poi giù di pasticche che nemmeno devi più preoccuparti se la metti incinta che ora che le salta il ciclo stai già sotto terra o in cenere vicino alla tv.

Coll’inverno che arriva ci stan tre tipi di persone: quelli tutti eccitati che si fan le foto con le foglie e le tazze che fumano e le vacanze a Courmayeur e la fregna colla tutina aderente conquistata sulla pista da sci, regolare; quelli che girano col piumino e la sciarpa e il cappello che sembrano l’omino della Michelin, inchiavabili stronzi pure loro, a dire che l’estate e meglio perché c’è il sole, come se sudare come animali e pisciare nei prati sia idilliaco; e poi ci stanno gli stronzi come te, cacasotto colla depressione stagionale ma l’abbonamento annuale che appena annusano la neve nell’aria corrono al super a far scorta di lamette che sia mai che ‘st’anno ti vien buona e ti dissangui sulla neve, poetini del cazzo colla metafora sulla lingua a parlare come eruditi diplomatisi a suon di seghe su wikipedia. Certo che fai proprio una vita di merda, ma che mi sbatto a fare che te lo dico da sempre. Poi ribatti che c’hai gli amici e la vita impegnata ma a casa da me ci torni sempre. Le notti le passi con me, ogni momento di silenzio, ogni passeggiata. Riempiti pure le giornate di cose da fare che io resto qui, a grattare contro l’osso craniale, a martellarti le meningi, a sussurrare voci che non puoi zittire.

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• MayVe •

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