Agnello di Dio, tu che togli i peccati dal mondo, ascolta la nostra supplica.
Agnello di Dio, tu che hai rovesciato i tavoli davanti il tempio, tu che hai lavato i piedi alla Maddalena, tu che in ultimo hai promesso il Regno dei Cieli ad un assasino redento*.
Agnello di Dio, tu che hai maledetto una pianta di fichi perché spoglia dei suoi frutti, tu che hai moltiplicato pani e pesci creando il primo filet o’fish, tu che hai consapevolmente consumato il tuo ultimo pasto sedendo con un traditore ed un ignavo che ti ha rinnegato.
Agnello di Dio, il cui epiteto nasce dal sacrificio.
Agnello di Dio, la cui madre fu concepita senza peccato.
Agnello di Dio, ascolta la nostra supplica.
L’Agnello di Dio mi guarda con occhi colmi di compassione dall’altro capo della tavola addobbata per il Natale. L’Agnello di Dio mi si avvicina alla terza bottiglia di Evian trasformata in Valpolicella. L’Agnello di Dio mi mette una mano sulla spalla, consolandomi dei dolori vissuti nell’anno. L’Agnello di Dio fa comparire una canna dalla tunica. L’Agnello di Dio accende lo spinello con uno schiocco di dita e dopo due tiri la fa girare dicendo che è “un’erba della Madonna” perché la coltiva sua madre a Nazareth. Poi l’Agnello di Dio mi dice che se quest’anno i suoi fossero dovuti andare a Betlemme per il censimento, sarebbe crepato sotto le bombe dei figli di Davide senza mai venir presentato al tempo. Guardo l’Agnello di Dio e lui guarda me.
Agnello di Dio che togli i peccati dal mondo, ascolta la nostra supplica.
*solo nel vangelo di Luca viene nominato come ladrone, in quello di Giovanni (versione pg13) mancano gli insulti e in quelli di Matteo e Marco si parla di due condannati senza nome che insultarono entrambi il Redentore






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