ieri primo colloquio didattico con una signora di 62 anni, terminiamo con un “bene elena, ha domande?”
la vediamo gongolare sulla sedia, pronta a fare breccia con il: “visto che hai studiato psicologia, che impressione ti sei fatta di me”
rispondiamo senza perder colpo: “beh, lei è nata il 28, quindi è un uno, poi vergine di agosto, indubbiamente è una persona meticolosa, caparbia, risoluta, ma anche una a cui piace organizzare e seguire un piano, a volte tende a voler fare tutto da sola…”
1606.25 esterno, pomeriggio, 18:59
il pullman lascia la stazione d’interscambio, passa il semaforo e si dirige verso la rotatoria. la riproduzione casuale dell’mp3 si ferma, bloccata da “alta tensione” dei derozer sparata a volume-sanguinamento-avviso-di-chiamata. guardiamo il display “numero privato” — nel 2025?! — rispondiamo con un secco “pronto?”, dall’altro capo della linea una voce di ragazza trilla “sei maya veronica? sono cecilia di [ti dedico una canzone (credo)] di tiktok, posso cantartela?”, balbettiamo un assenso e lei inizia, leggermente fuori tempo: “hello there, angel from my nightmare…“
cecilia s’interrompe dopo la prima strofa, mentre oramai il nostro sorriso irradia il pullman più della luce del sole che si lascia calare dietro le montagne, lanciando raggi dorati attraverso i vetri; chiamo la fermata. “non posso dirti chi, ma posso dirti che è una bellissima ragazza che te la dedica”, conclude cecilia prima di salutarci. il pullman si arresta, noi scendiamo e, sempre sorridendo, ci incamminiamo verso casa.





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